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Moie di Maiolati Spontini

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Foto aerea di Moie: in primo piano i caratteristici vigneti e il lago da pesca sportiva.
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Moie è una cittadina situata nella zona definita Vallesina, essendo attraversata dal fiume Esino, nella provincia di Ancona.

La storia

L'Abbazia benedettina e il Castello di Moie

Nei secoli a ridosso dell’ anno Mille sorsero e si svilupparono le prime abbazie benedettine nella Vallesina; i monaci immessi dalla Santa Sede bonificarono infatti la ricca vallata.

La prima memoria storica dell'Abbazia di Santa Maria delle Moie (Santa Maria Plani Mollearum) si ha nel 1201, quando il suo abate Guido di Simone è indicato presente quale testimone all'atto di sottomissione dei Conti di Moie, dopo che Jesi ne aveva distrutto il castello, ma certamente tale abbazia esisteva già da tempo, come attesta lo splendido tempio che per i suoi caratteri architettonici e stilistici viene fatto risalire alla seconda metà del XII secolo. Già da allora essa faceva parte delle chiese che offrivano ristoro, ospizio e servizio ospedaliero (Domus Hospitales) ai viandanti e pellegrini (definiti per l'appunto Romei) che si recavano a Roma per devozione. L'Abbazia era ubicata in mezzo alla selva detta Santa, al margine della riva sinistra dell'Esino, con la tipica moja (zona paludosa), da cui il nome dell'abbazia stessa. In quel periodo, unica testimonianza dell'insediamento accentrato sulla valle a sinistra dell'Esino era il Castrum Mollearum, posto presso l'Abbazia Santa Maria, ai piedi della fascia collinare.

I Signori di Moie erano i fratelli Oradone, Tommaso e Mollario; essi non avevano ceduto pacificamente alle richieste jesine di assicurarsi il controllo della principale arteria valliva, per cui il castello era stato assalito. Il 14 luglio 1201 avvenne l'atto di pacificazione tra le due parti; in esso gli ex-signori di Moje promisero di non ricostruire il castello in cambio di una cospicua somma e di un terreno per costruire le loro residenze a Jesi, fuori dalla porta S. Martino. La distruzione del castello non segnò la fine della vita associativa nell'area di Moie: presso l'Abbazia sorse la Villa Nova de Moleis (legata, come suggerisce il nome, al processo di bonifica e disboscamento della selva circostante).

Attraverso il catasto Diocesano del XIII secolo possiamo sapere che la popolazione che gravitava intorno a Santa Maria delle Moie si attestava intorno alle 25 famiglie. L’Abbazia era, quindi, il centro di aggregazione più importante ma era anche molto potente, dato che tra i suoi beni contava circa 430 ettari di terreno quasi tutti posti nella fertile pianura dell'Esino. Le carestie e le epidemie che devastarono l'Europa nel XIV secolo non risparmiarono l'Italia e la zona dell'Esino, che si spopolò; avanzò l'incolto così da essere di nuovo menzionata la vecchia selva dell'abbazia di Moie. Il fiume Esino, che divide in due il territorio comunale, oltre a determinare lo sviluppo della vallata, determinò anche la nascita della parrocchia di Santa Maria delle Moie. Questa venne istituita il 2 agosto 1600 dal vescovo Marco Agrippa Dandini per soddisfare, infatti, la richiesta della popolazione del luogo, che spesso non poteva avere i sacramenti o assistere alle sacre funzioni per l'impossibilità di attraversare il fiume o per la distanza dai rispettivi castelli.”

1800

Col proseguire degli anni la vallata si arricchì di mulini e di agricoltura, dalla coltura del riso (che fu poi tolta essendo causante di malattie mortali, quali malaria) a quella dei foraggi. Nel 1801 esso passò in proprietà alla Reverenda Camera Apostolica (in pratica il Demanio Pontificio) che nel 1824 lo vendette (all'asta) al Marchese Stefano Ludovico Pallavicino, i cui discendenti continuarono a godere della proprietà sino al 1916, cioè alla nota sentenza della Magistratura italiana che dichiarò le acque fluenti e scorrenti proprietà dello Stato. Il “Vallato Pallavicino” assolveva al funzionamento dei mulini per l'agricoltura e per l'orticoltura. Inoltre, in base al Decreto del 3 gennaio 1861, voluto con la costituzione dell'Unità d'Italia, i beni ecclesiastici dovevano far nascere una classe di coltivatori diretti, cosa che invece si sviluppò con l'acquisizione di tali beni da parte dei ceti più abbienti che in loco erano rappresentati dal Marchese Domenico Pallavicino da Genova, il quale acquistò così 248 ettari (di cui 183 a Moie). È solo con l'arrivo dei francesi in Italia tra il sette e l'ottocento che viene dato uno scossone anche ai vecchi sistemi di amministrazione dello Stato Pontificio (di cui la Vallesina faceva parte). A Moie i catasti urbani non registrano edifici oltre la chiesa e la casa parrocchiale fino al 1875, quando vengono censite la casa del Marchese Pallavicino, un edificio comunale usato come scuola e bottega e una casa cantoniera della ferrovia. Solo nel censimento del 1901 si registra l'esistenza di un agglomerato di case tali da formare almeno una borgata. Esistono però edifici in campagna utili per riporre gli attrezzi, per ricoverare gli animali, ma anche e soprattutto per farvi abitare il colono che così poteva sorvegliare le coltivazioni. Edifici con una struttura esterna in muratura ed un primo piano sostenuto da assi di legno costituiscono il tipo di casa colonica più diffuso. A Moie, per la mancanza di un borgo consistente fino al XX secolo, le famiglie polinucleari costituiscono oltre un terzo del totale ed il 60% della popolazione vive in esse. Per Moie il quadro della realtà sociale è dato dallo stato delle anime del 1891, secondo il quale il 40% delle famiglie ha come capofamiglia un mezzadro ed il 28% ne ha uno indicato come bracciante, giornaliero o casanolante. Elemento trainante dello sviluppo viario dopo l'unità fu la realizzazione della ferrovia lungo tutta la Vallesina. L'inaugurazione della Roma-Ancona avvenne il 29 aprile 1866: per la prima volta il treno percorse la valle tra il mare e la Gola della Rossa. La nuova linea ferroviaria modificò profondamente il paesaggio e la sua stessa costruzione fu un avvenimento che scosse quelle quiete contrade. Vi furono anche riflessi economici innovativi: diversi lavoratori locali vi trovarono occupazione, si aprirono attività di tipo ristorativo e commerciale, si produssero anche i primi insediamenti “urbani” lungo la Strada Clementina (così chiamata tuttora sin dal 1733).

1900

Certamente lo sviluppo di Moie è relazionato direttamente con la nascita della ferrovia, nonché con l'antica Strada Clementina, la cui importanza, contrariamente alle previsioni, non diminuì per la concorrenza del treno, ma crebbe impetuosamente nel corso del novecento con lo sviluppo dell'industria e del traffico automobilistico. Crescendo le richieste di terreno per costruire, emerse la necessità di reperimento di nuove aree edificabili e di un piano regolatore. Questo, redatto nel 1907, previde insediamenti abitativi sui terreni del Marchese Pallavicino. Dopo alcune vicissitudini prettamente burocratiche, si ebbe la nascita, intorno al 1910, del primo nucleo abitativo di Moie, tuttora esistente e chiamato popolarmente “Le Casette”. Da lì lo sviluppo sempre costante della città: nuovi lavori, nuovi edifici (scuole, alimentari) destarono la popolazione e si ebbe così la crescita, sia a livello demografico che geografico di Moie. La crescita fu esponenziale dopo i due dopoguerra, con la nascita di farmacie, piazze, il mercato settimanale, la nuova scuola, il cinema...man mano quella che era una valle paludosa fu ribonificata non tanto a livello naturale, quanto con l'arrivo di nuovi abitanti che tuttora porta ad una continua crescita della città.

L’Abbazia Romanica di Santa Maria delle Moie - Perla del romanico delle Marche

Cenni storici

Situata sulla riva sinistra del fiume Esino e lungo l’antica via Flanbenga,l’abbazia di Santa maria delle Moie fu probabilmente fondata all’inizio del sec.x1 dalla famiglia Attoni-Alberici –Gozoni come monastero privato. Sorta in mezzo a una vasta selva,l’abbazia costitui’il centro di rinascita della zona .L’abbazia si trovava in pianura nei pressi di una antica zona paludosa che si estendeva lungo l’Esino chiamata molie da cui derivo’ il nome:in un documento del 1219 viene infatti chiamata  Molie S. Mariae plani,con riferimento anche alla zona pianeggiante in cui era dislocata. L’abbazia confinava con una zona boscosa indicata come Silva Carpineta;non lontano si trovava un ponte che consentiva il passaggio sulla riva destra del fiume Esino. Nei secoli x1-x11 ricevette numerose donazioni: dal catasto del 1295 risulta che Santa Maria delle Moie possedeva una superficie di circa centosessantacinque ettari e quattro mulini. La potenza del monastero benedettino crebbe comunque nel sec. Xv quando raggiunse un’estensione di quattrocentoventotto ettari. La chiesa fu restaurata nel 1524: lo testimonia una lapide sulla facciata occidentale. Il restauro fu forse motivato dal cattivo stato delle torri medievali e comporto’ la trasformazione della parte superiore del corpo occidentale,dove venne collocata l’abitazione del sacerdote. Al 1524 risale anche l’attuale campanile. Nel 1600 il vescovo diocesano Marco Agrippa Dandini elevo’a parrocchia la chiesa di Santa Maria delle Moie.

La struttura

La chiesa e’ composta da pietre squadrate di arenaria giallastra. All’interno e’ sorretta da quattro pilastri e articolata in tre navate,divise in tre campate :la navata mediana e’ sopraelevata e leggermente cuspidata. A oriente tutte le navate terminano con un’abside semicircolare. Da questo lato le absidi,che si differenziano per altezza e profondita’ ,evidenziano la forma basilicale della chiesa. Due sono invece le absidi che sporgono verso l’esterno nel lato nord,decorate ,come il cornicione ,con gli archetti pensili in travertino bianco,in parte sostenuti da coppie di lesene semicilindriche coronate da piccoli capitelli senza decorazione. Prima di entrare in chiesa e’ posto un atrio,di pianta quadrata e coperto a crociera fiancheggiato da due ambienti dalla pianta analoga,il sinistro dei quali accoglie una scala a chiocciola. Il portale presenta una strombatura a colonne gradinate ed e’ decorato con intrecci di foglie e fiori.

Elementi storico-artistici

Gli elementi piu’ interessanti della chiesa di Santa Maria sono le absidi e soprattutto la pianta (mt.15x15 c.ca) che, basata sui quattro pilastri interni isolati,ricorda non tanto modelli bizantini quanto gli edifici triconchi paleocristiani e a pianta quadrata a croce greca iscritta altomedievali,diffusi in Italia e raccordati per la prima volta architettonicamente tra loro a San Claudio al Chienti.Le caratteristiche dell’alzato di Santa Maria delle Moie,a navata centrale a volte a botte acuta di poco piu’ elevata delle laterali,e la facciata a doppia torre hanno importanti precedenti nelle Marche. Per quanto riguarda la tipologia il riferimento principale e’ la chiesa abbaziale di Santa Maria di Portonovo di Ancona. Per quanto riguarda la facciata,che originariamente era a doppia torre,precedenti illustri in Italia sono la Cattedrale di Bobbio e San Giovanni a Como dove,come a Moie,la campata d’ingresso che si trova fra le due torri viene combinata con un matroneo.

La chiesa e’ dedicata alla nativita’ di Maria e un quadro di tale soggetto ornava l’altare maggiore. 

 

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